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Analisi

Milan: via Maldini, via gli alibi per la proprietà

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Un rumore assordante, martellante come un concerto degli U2, come in una celebre citazione di Carlo Verdone in Maledetto il Giorno Che t’ho Incontrato. Il licenziamento di Paolo Maldini da parte del Milan ha squarciato l’ambiente, ha messo in secondo piano l’addio di Zlatan Ibrahimovic ed ha scatenato un fiume di polemiche che non si abbasserà certo facilmente. Inutile ribadire le motivazioni che hanno portato all’inattesa separazione, piuttosto ora l’attonito tifo milanista si chiede: che ne sarà ora del club, della dirigenza e, soprattutto, dell’immediato futuro tecnico della squadra?

Rischio

Cardinale e RedBird, va detto, si sono assunti una responsabilità colossale nel cacciare Maldini: se la prossima stagione il Milan dovesse arenarsi e non vincere nulla come quest’anno, il club verrebbe massacrato da una tifoseria già ora sul piede di guerra. Perfino un anno fa, quando Maldini e Massara rinnovarono il loro contratto nell’ultimo giorno utile per farlo, in molti storsero la bocca, perdonando però la nuova presidenza che si era, in fondo, insediata da pochissimo. Divergenze ce ne possono essere, Maldini avrà sbagliato l’ultimo mercato, ma il licenziamento è apparso davvero inconcepibile.

Futuro

Ma forse, ora che l’ex capitano è stato messo da parte e la parte operativa della dirigenza passerà nelle mani del duo Furlani-Moncada, proprio Cardinale potrebbe forzare la mano per rendere il Milan più competitivo. Solo un folle o un aspirante suicida, del resto, licenzierebbe una leggenda di un club inimicandosi il 99% del pubblico per rendere poi la squadra peggiore di quello che è. Ora codesta proprietà non ha più alibi: dichiari pubblicamente gli obiettivi sportivi del club (che portano puntualmente 70 mila spettatori a San Siro) e li mantenga. I parafulmini sono stati estirpati da Milanello, le scuse finite.

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