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Analisi

Milan-Maldini: un paradosso per rimanere

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MILANO – La burrasca che sta spazzando via il Milan si è abbattuta come un ciclone su Zvonimir Boban che paga la sua schiettezza nei confronti dell’opera di Ivan Gazidis, amministratore delegato del club che in un sol colpo ha scavalcato il croato e Paolo Maldini, ovvero i responsabili dell’area tecnica, parlottando ed accordandosi con un nuovo tecnico (Ralf Rangnick) che da giugno al 99% siederà sulla panchina milanista con compiti forse anche allargati alla direzione sportiva, nell’idea di tecnico-manager che tanto piace a Gazidis e che mai prima d’ora è stata sperimentata in Italia, paese calcisticamente troppo diverso dalla concezione inglese o tedesca.

Bandiere ammainate

In tutta questa baraonda, poi, c’è una posizione ancora in bilico e che è quella di Paolo Maldini, fortemente voluto dalla proprietà ma che oggi è sotto accusa proprio come Boban, ed ai ferri corti con Gazidis che rimprovera in primis ai due ex campioni rossoneri la scelta fallimentare di assumere Giampaolo come allenatore la scorsa estate. Ma se la ribellione di Boban è stata palese e pubblica al punto da irritare il club, il comportamento di Maldini si è rivelato più diplomatico, anche se i rapporti fra il vecchio capitano ed il manager sudafricano sono tutt’altro che semplici, oltre alla delusione dell’ex calciatore di aver già visto tre suoi ex colleghi, amici e complici come Leonardo, Gattuso e Boban essere messi da parte da una società intransigente con chi tenta di dubitare o contrastare le scelte prese, anzi imposte, dall’alto.

Bivio

Il Milan, inteso come proprietà, non ha chiesto e non chiederà a Paolo Maldini di farsi da parte, ma l’ex capitano dovrà modificare le sue vedute in vista della prossima stagione. Le condizioni sono fondamentalmente due per far sì che l’attuale direttore dell’area tecnica conservi il suo posto a Milanello: ritrovare sintonia con Gazidis e dividere scelte e decisioni con Rangnick che, come detto, avrà poteri assai maggiori di un semplice allenatore. Maldini deve valutare e poi stabilire cosa fare, perché se è vero che il club non lo mette alla porta, altrettanto palese è che il suo apporto anche sul fronte sportivo non sarebbe più in primo piano come da lui richiesto sin dal primo giorno.

Difficoltà

E l’impressione è che alla fine anche Maldini sceglierà la via dell’addio, perché le condizioni proposte dalla proprietà (cioè da Gazidis) sono al limite del paradosso: riscoprire l’armonia con l’amministratore delegato dopo aver considerato un tradimento l’accordo fra il manager sudafricano e Rangnick appare improbabile, così come inverosimile sembra la coesistenza fra l’ex capitano e il tecnico tedesco dopo che lo stesso Maldini aveva definito “non adatto al Milan” il profilo dell’ex allenatore del Lipsia. Ecco perché anche Paolo Maldini a giugno (difficile ma non impossibile anche prima) saluterà i rossoneri, confermando le difficoltà di una società che preferisce continuare a sbagliare pur di non ascoltare i consigli altrui, persino quelli di chi ha speso una vita ed una carriera per la causa del Milan che presto sarà costretto ad abbandonare.

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