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Analisi

L’Italia del mero tifo colpisce ancora

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ITALIA – Il mondo è fermo, paralizzato, costretto a proteggersi per il divampare del Covid-19 che ha steso 3/4 del mondo, bloccando economia, commercio e vita sociale, senza che ad oggi ci siano ancora date chiarificatrici sulla possibilità di tornare ad un’esistenza normale. Di tutto ciò, naturalmente, risente anche il calcio, interrotto come qualsiasi altra attività ed ancora alla ricerca di capire se, quando e come ripartire, con coppe europee, campionati fermi e perfino Euro 2020 posticipato di un anno per il dilagare del virus e della condizione d’emergenza in cui versa il pianeta.

Confusione

Ad alimentare il clima di incertezza c’è naturalmente l’impossibilità di protrarre troppo a lungo la stagione 2019-2020, anche perché ciò impedirebbe a quella successiva di incominciare e soprattutto finire in tempo per far disputare il sopra citato Europeo che si svolgerà fra l’11 giugno e l’11 luglio 2021. I pareri sono tanti e discordanti: c’è chi vorrebbe aspettare e terminare comunque l’annata, chi far disputare solamente playoff scudetto per la serie A e promozione per la B, playout retrocessione per tutte le categorie, dimezzando così le partite da disputare, chi infine congelare tutto e ripartire da zero a luglio.

Interessi

In mezo alle polemiche, poi, interessi economici, diritti televisivi e le solite baruffe campanilistiche che neanche di fronte ad un disastro simile riescono ad attenuarsi. Già, perché ogni presa di posizione sembra concepita e tagliata a puntino a seconda della propria convenienza, quasi a curare (come quasi sempre accade) il proprio piccolo orticello, badando che sia pulito ed ordinato, senza che possa minimamente giungerci anche il più piccolo granello di terra da quelli vicini.

Condizioni

E così, il presidente della Sampdoria Ferrero asserisce che per lui la stagione è finita (i liguri sarebbero ad oggi salvi), così come i colleghi Cellino e Mattioli che, con Brescia e Spal agli ultimi posti della classifica, beneficerebbero del blocco dei campionati per restare in serie A. E’ quanto ha espresso recentemente anche Adriano Galliani (amministratore delegato del Monza, serie C), dichiarando che chi ad oggi sarebbe retrocesso vuole fermamente congelare la stagione; ma, in fondo, lo stesso Galliani nella medesima intervista afferma che sarebbe un’ingiustizia se il Monza (capolista del girone A della serie C con 16 punti di vantaggio sulla seconda) giocasse in terza serie anche il prossimo anno.

Ricorsi

Pure in serie B non scherzano: presidente ed allenatore del Benevento (capo classifica con ben 22 lunghezze sul terzo posto) vorrebbero concludere il torneo a tutti i costi, oppure (come suggerito anche dal patron del Crotone che, guarda caso, è secondo dietro ai campani) allargare la prossima serie A a 22 squadre promuovendo di diritto le attuali prime due della cadetteria. Di parere contrario, ovviamente, il Frosinone, terzo, col presidente Stirpe che ha candidamente detto che la sua società non sarà iscritta alla prossima serie B se si verificasse quanto sopra e che dalla Ciociaria partirebbero ricorsi a non finire.

Conclusioni

Detto che fra i contrari alla sospensione dei campionati c’è la Lazio che è in piena lotta scudetto ad un punto dalla Juventus, l’associazione vien naturale: ognuno tira acqua al suo mulino, provando a tirare la carretta verso di sè. In fondo, esattamente quanto accaduto quasi 14 anni fa con Calciopoli: dirigenti e tifosi dei club coinvolti ad urlare la propria innocenza e gli altri a rivendicare la purezza della società di appartenenza. Tutto umano e naturale, chi lo nega, ma la sensazione è che in Italia per l’ennesima volta si rifletta assai più con la ragione del partito che con quella della giustizia; di crescita sociale, insomma, se ne intravede ancora ben poca.

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