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Analisi

Milan: la sconfitta finale di Elliott

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MILANO – Al peggio non c’è mai fine per un Milan che più tocca il fondo e più riesce a scavare. Non bastasse l’andamento penoso in campionato, fatto di 10 sconfitte in 26 partite ed ormai nessun obiettivo da centrare da qui a maggio, ecco la baraonda societaria con una proprietà assente, un amministratore delegato tanto rigido quanto inconsistente all’atto pratico, una dirigenza sedotta e abbandonata, voluta e poi cestinata, per arrivare ad un allenatore ormai consapevole che alla fine della stagione in corso saluterà la truppa rossonera (buon per lui).

Futuro

Perché, smentite a parte (l’ultima arriva dalla Germania e parla di possibile no in estate), è ormai chiaro che il geniale Gazidis abbia in pugno Ralf Rangnick per affidargli la panchina milanista a partire dal 1 luglio 2020. E se l’arrivo di Marco Giampaolo la scorsa estate e il suo annunciato disastro culminato con l’esonero in autunno avrebbe dovuto insegnare al club rossonero che non è tempo per esperimenti e maestri di calcio (o presunti tali), il Milan continua, come detto, a scavare sul fondo del barile, contattando un allenatore sessantaduenne, diventato ormai manager e lontano anni luce dalla mentalità del calcio italiano che, oltretutto, non conosce (proprio come Gazidis).

Pericoli

Un suicidio sportivo (e quindi economico) preventivabile sin da ora: Rangnick, pur avendo ottenuto ottimi risultati con Hoffenheim e Lipsia che avevano però bacini d’utenza neanche paragonabili a quello del Milan, ha a questo punto la mentalità più da direttore sportivo che da tecnico; Gazidis vorrebbe costruire un organico per soli under 24 (non gli è bastato ancora nulla, evidentemente) con ingaggi massimi di 1,5 o 2 milioni per ogni calciatore, affidandosi in tutto e per tutto al tedesco e ai nuovi dirigenti Almstadt e Moncada, pronti a dire sempre sì al plenipotenziario sudafricano.

Fine dei sogni

Altro che quarto posto, il Milan, di questo passo, sarà presto dimenticato dal grande calcio, l’arrivo di Rangnick ed il conseguente addio di Maldini, Donnarumma e Ibrahimovic (che non resteranno certo a prendere ordini dal nuovo allenatore-dirigente e da Gazidis) porterà i rossoneri a vivere l’ennesima stagione di tribolazioni e sconfitte, col risultato che il valore del club scenderà ancora di più e il fondo Elliott continuerà a non volerlo cedere, sperando di incassare quel miliardo di euro che la società rossonera non vale oggi, non varrà domani e, purtroppo, continuerà a non valere ancora per tanti anni.

2 Commenti

1 Commento

  1. Gianandrea

    23 Marzo 2020 at 21:42

    Sbagliato il Milan varrà un miliardo nel mento in cui metteranno la prima pietra per lo stadio. Stadio + Brand Milan + conti risanati si arriverà alla cifra richiesta dal fondo. In più ci sarà l’extra guadagno con lo sviluppo immobiliare della area di S. Siro. Lo sviluppo è di circa 260.000 mq lo stadio tra i 50.000/60.000 mq. Rimangono circa 190.000/200.000 mq di puro sviluppo immobiliare che frutterà milioni di euro al caro fondo. Ecco perché non vogliono vendere il Milan adesso. Tutto succederá nei prossimi 18/24 mesi. Solo allora ci leveremo dai Maroni il fondo e “Aivan Gazidis”!!!!!

  2. Giuliano

    26 Marzo 2020 at 12:54

    Era tutto quello che voleva l’Italia per così dire calcistica….d’altronde il milan ha osato troppo vincendo 7 campione…e perdendone 2…..1 rubata dal marsiglia -drogati-e 1 giustamente dal Liverpool..quindi è in corso una potente purga da sorbire..grazie a tutti e….godetevi il vs calcio!

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