Analisi
RedBird e Elliott ai ferri corti: a rimetterci è solo il Milan

Qualcuno si era illuso che il viaggio di Giorgio Furlani negli Stati Uniti per parlare con Gerry Cardinale fosse il primo passo per la ricomposizione e la progettazione di un futuro migliore per il Milan. In realtà, l’amministratore delegato milanista è volato fino in America per ribadire al proprietario della parte RedBird che le decisioni non possono essere prese senza l’assenso del fondo Elliott che è il padrone di casa che ha dato il Milan in affitto a Cardinale. Furlani ha ricordato che l’ultima parola su direttore sportivo e allenatore spetta a lui, delegittimando in buona sostanza Ibrahimovic.
Duello
Insomma, i due fondi sono andati d’amore e d’accordo finora, ma la sensazione è che adesso ognuno avanzi pretese di comando sull’altro. E cosa accadrebbe se si aprisse il fronte Furlani contro il fronte Ibrahimovic? Si rischierebbe la riedizione del dualismo Galliani-Barbara Berlusconi di una decina d’anni fa o poco più, col risultato che, come al solito, a rimetterci sarebbe il Milan ed una campagna di rafforzamento che la prossima estate non potrà ammettere errori. Se Furlani e Ibrahimovic vogliono lo stesso spazio, come verranno prese le decisioni per il bene del Milan senza dispetti fra i due?
Futuro
Che il ritorno dei rossoneri a grandi livelli avverrà soltanto quando entrambi i fondi prenderanno le loro cose e si toglieranno di torno lasciando spazio ad un vero investitore (proprietà di Bologna e Como possono essere un ottimo esempio di ambizione sportiva), è assodato, ma è tempo che il Milan venga rialzato dalla proprietà americana, da entrambe le parti. Fino a due settimane fa il direttore sportivo era la proprietà, poi Furlani parla con Cardinale e la figura del ds non è più urgente. C’è l’impressione che tutto resterà così, in attesa di capire chi fra RedBird ed Elliott sia più virile dell’altro.
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