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Analisi

Milan: Pioli non sa più cosa dire, ma va sostenuto fino a maggio

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Non è il risultato che volevamo“. Basterebbe questa frase per descrivere il momento di Stefano Pioli e del Milan, parole pronunciate a caldo sabato sera dopo l’amarissima sconfitta di Bergamo, parole che certificano l’addio del Milan allo scudetto e la fine dell’avventura del tecnico emiliano sulla panchina milanista. E’ evidente che Pioli abbia esaurito risorse e motivazioni, prova a tenere la barra dritta, ha certamente lo spogliatoio dalla sua parte, ma il ciclo è finito, il fondo raschiato, ciò che si poteva fare è stato fatto, a giugno l’allenatore e il Milan si diranno addio. Del resto, lui stesso, non sa più cosa dire.

Presente

A giugno, però, e fino ad allora è necessario che tutto l’ambiente rossonero si stringa attorno al tecnico, che la dirigenza rinforzi a gennaio l’organico, che la squadra non molli, che i tifosi la smettano con le idiozie da social (#pioliout e compagnia bella), che lo stesso Pioli si riempia d’orgoglio per lasciare Milanello a testa alta. Lo scudetto è roba d’altri, ma il quarto posto va difeso, così come il Milan ha il dovere di provare a fare il massimo in Europa e in Coppa Italia, perché chiudere un’altra stagione senza trofei sarebbe un conto, chiuderla alzando una coppa un altro.

Necessità

Anche perché, per buona pace di quelli che pensano che chiunque farebbe meglio di Pioli in questo momento, esonerare Pioli oggi vorrebbe dire fare la fine del Napoli, affidarsi ad un traghettatore qualsiasi o a Ignazio Abate che più che ricalcare le orme dell’attuale tecnico non potrebbe di certo fare, consapevole che a giugno tornerà ad allenare la Primavera. E allora, patto fra uomini: massimo sostegno a Stefano Pioli oggi e fino al termine dell’annata, poi nuovo progetto con un allenatore nuovo di zecca, scelto da una dirigenza che, a quel punto, non potrà più scaricare responsabilità sui propri predecessori.

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