Analisi
Ma davvero c’è ancora chi sostiene questa gente?
Ci risiamo: il Milan incassa due pappine dal Sassuolo senza fare lo straccio di un tiro in porta, i calciatori a fine partita si rifiutano di andare sotto il settore ospiti, strapieno dei soliti gonzi che protestano per il caro biglietti e non per la dabbenaggine dolosa di questa proprietà, i social riempiti di insulti e sceneggiate tragicomiche sul pericolo di mancare il quarto posto, come se fosse l’obiettivo della vita, come se il Milan fosse diventato d’improvviso il Como, la Fiorentina o la Lazio. Il Milan è il Milan, è uno dei club più blasonati, storici e vincenti della storia, il quarto posto non può e non deve essere il traguardo massimo, né per chi lo amministra e né per chi lo sostiene, né oggi e né mai.
Tifo basculante
Fanno sorridere i tifosi milanisti, ridotti ormai a sperare che il Como non vinca col Napoli, che la Roma pareggi con la Fiorentina, a chiedersi come la squadra di Allegri sia messa negli scontri diretti con la Juve e con le altre pseudo rivali nella prestigiosa corsa alla qualificazione in Coppa dei Campioni. E’ un tifo ondivago, è tutto bello se i rossoneri vincono, va tutto cambiato se perdono, come le tifoserie di Lazio e Roma di trent’anni fa. Personaggi senza spina dorsale, incapaci di prendere posizione, convinti che contestare significhi andare contro il Milan, spaventati dagli sfottò degli interisti il lunedì mattina a scuola o in ufficio, traumatizzati dall’idea di mettersi contro Cardinale, Furlani e compagnia bella perché sarebbe andare contro la propria squadra.
Differenze
Non si possono separare società e squadra, sono un tutt’uno, che voi lo vogliate o no. E la dimostrazione è il calciomercato: l’inesistente campagna acquisti di gennaio che ha portato la compagine di Allegri dal -5 al -300 dall’Inter l’ha messa in piedi (anzi, non l’ha messa in piedi) la dirigenza; la squadra è emanazione della società e se sostenete uno, automaticamente sostenete l’altro. C’è solo un modo per far sì che RedBird cambi qualcosa nel suo modus operandi: contestare, alzare la voce, ma non a maggio e poi a luglio tutti a sperare nel calciomercato e a fare l’abbonamento. Contestare fin quando non ci sarà una politica sportivamente vincente, quando si parlerà di scudetto e non di quarto posto. Ma a chi lo diciamo? Voi domenica sarete in 70.000 a San Siro per Milan-Atalanta pregando per un gol di Leao. Patetici, inutili e dannosi.
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