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Analisi

Milan: Comvest per Elliott, ma c’è davvero da rallegrarsi del cambio?

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Dopo mesi di silenzio in cui molti avevano iniziato a credere che in realtà non esistesse, come il Molise o come le morti di Elvis Presley e Marilyn Monroe, il redivivo Gerry Cardinale (ufficialmente il proprietario del Milan)  si è presentato in carne e ossa a Milanello, sorridendo e stringendo la mano a tutti, da Allegri a Ibrahimovic passando per Furlani. Risolto il mistero, dunque, resta da capire cosa stia accadendo in seno al club rossonero, perché è da escludere che Cardinale si sia sobbarcato mezza giornata di viaggio più il fuso orario per spronare la squadra e interessarsi della classifica dei rossoneri, aspetti ai quali la proprietà non mostra il minimo pensiero. Le voci di un imminente avvicendamento fra Elliott e Comvest, insomma, sembrano essere realtà e il tutto potrebbe e dovrebbe concretizzarsi entro la fine della stagione, ennesima modifica al nebuloso vertice di un club gestito in modo sempre più aziendale che sportivo.

Novità

Eppure, c’è chi esulta nell’ambiente milanista: giornalisti che assaporano gli stessi odori e sapori dell’ingresso di Silvio Berlusconi nel 1986, tifosi ormai completamente obnubilati dai risultati della squadra e che hanno messo da parte ogni forma di perplessità sulla bizzarra gestione societaria. Qualcuno, poi, crede che l’arrivo di Comvest (che altri non è che una finanziaria di lusso) renda più libero Gerry Cardinale di operare con le sue idee e i suoi progetti che, ricordiamo a noi stessi, consistono nel non vincere troppo perché vincere annoia ed è un rischio troppo alto. Infine, i detrattori di Furlani pensano che, silurato l’attuale amministratore delegato e rimpiazzato da Massimo Calvelli (uno che fino all’altro ieri si occupava di Tennis), d’incanto i movimenti di mercato e di gestione del Milan torneranno quelli dei tempi in cui Galliani trattava con Nesta il 31 agosto. E’ un po’ come indicare la Luna a qualcuno ed accorgersi che ci stanno fissando il dito.

Cosa cambia

La realtà è che al Milan cambierà davvero qualcosa quando (e non prima del 2031 o 2032) questa ibrida gestione di fondi e finanziarie, questo grottesco mostro a due teste lascerà spazio ad un compratore vero che abbia a cuore certamente l’assestamento economico del club, senza il quale nel calcio moderno si fa la fine della Sampdoria, ma anche i risultati sportivi, in assenza dei quali nessuna società sportiva ha motivo di esistere. Se al posto di Elliott arriva un altro Elliott e se al posto di Furlani arriva un altro Furlani, i vantaggi per il Milan non sarebbero così ingenti, cambierebbe solo il finanziatore di Cardinale che continua ad essere l’unico proprietario di un club di serie A che non investe un centesimo del suo patrimonio. Nessun aumento di capitale, vendor loan e prestiti da restituire, calciomercato fatto coi rimasugli dei soldi incassati dalle cessioni. Di questo passo, il blasone del Milan sarà sempre più un monile sbiadito a cui neanche un ipotetico ed isolato scudetto portato da Allegri (ammesso che arrivi) potrà restituire lucentezza.

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