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Analisi

Il Milan tentenna sul ds. Come al solito l’incendiario diventa pompiere

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Sembra un po’ di assistere alla scena dell’anno scorso, quando dopo il derby che consegnò lo scudetto all’Inter il Milan scese in campo con dichiarazioni pompose del tipo “L’anno prossimo vogliamo vincere noi“, oppure “Abbiamo capito dove intervenire“, fino alle assurdità di Zlatan Ibrahimovic “Il Milan non vince, il Milan fa la storia“. Poi arriva luglio e le dichiarazioni si ridimensionano, così come le ambizioni, fino alla montagna che partorisce il topolino, ovvero i rossoneri che presentano Paulo Fonseca come allenatore, Emerson Royal come terzino destro e Alvaro Morata come centravanti.

Direttore Sportivo

Oggi come allora, il Milan è partito in quarta dopo l’eliminazione dall’Europa ed un campionato orripilante con sconfitte a raffica e gol subìti a grappoli. “Ci stiamo guardando intorno – affermava sicuro Giorgio Furlani – e se ci sarà la possibilità di prendere un direttore sportivo per migliorare lo faremo“. In realtà, la figura del ds appariva necessaria, emergenza più che urgenza, dal momento che lo stesso Furlani di calcio capisce poco o nulla, Scaroni non ne parliamo e Ibrahimovic, al di là di frasi alla Rambo, sta facendo il dirigente come Pierino faceva i compiti a casa.

Silenzio

Man mano che sono passate le settimane e con due vittorie miracolose e rocambolesche contro Lecce e Como, però, sul direttore sportivo è calato il silenzio totale. Tare? Paratici? I presunti colloqui fra loro e Furlani (che poi che competenze avrà l’amministratore delegato rossonero per essere il protagonista del casting, non si sa) sono bloccati e molti temono che al Milan come al solito prima arrivi la tempesta e poi la quiete e che prima o poi uno dei dirigenti prenderà la parola per dire “avanti così, il ds non ci serve“. Serve, invece, è necessario per riorganizzare un club ed una squadra senza nessuna virtù.

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