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Analisi

Spariamo sulla croce rossonera

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Tempi duri per i tifosi del Milan, quantomeno per gli illusi, i meno attenti, per quelli che fino ad un paio di settimane fa stilavano tabelle scudetto, confrontavano il calendario dei rossoneri con quello dell’Inter (farebbe ridere già soltanto questo), quelli che avevano dimenticato le nefandezze societarie e dirigenziali, l’inutile ruolo dell’inutile Tare, chiamato a gran voce, invocato dalla gente e regalato dalla proprietà come carne da macello, come capro espiatorio nel caso in cui la stagione fosse stata negativa, l’uomo da additare come colpevole. Perché, va detto, i veri colpevoli sono in alto, ma nessuno sembra accorgersene, nessun cronista, nessun opinionista, nessun tifoso che punti l’accusa verso Cardinale, verso Furlani, verso Scaroni, verso l’ex leader Ibrahimovic. No, loro sono intoccabili.

Fallimento

Per quella che è la storia, il blasone e la leggenda del Milan, questa stagione è tremebonda. Non sembrerebbe guardando la Curva Sud che canta a squarciagola sullo 0-3 contro l’Udinese, ma quelli erano miopi pure un anno fa quando la squadra era a metà classifica, figuriamoci oggi che è in corsa per il quarto posto. Ecco, soffermiamoci su questo obiettivo, l’unico che interessi alla società ma, a quanto pare, anche a molti sostenitori milanisti che lo bramano non si sa perché, dal momento che in Coppa Campioni oggi il Milan, ridotto in queste squallide condizioni, fa semplicemente la comparsa. Di vincere qualcosa non se ne parla, non ne parla il club, non ne parla la dirigenza, non ne parla l’allenatore e, cosa gravissima, non ne parlano più neanche i tifosi che sognano ma non pretendono, si arrabbiano ma non contestano.

Vittorie

Il Milan è un grande club ormai solo per il nome, una vecchia casata, rispettata per il passato ma indifferente nel presente. I giovani hanno sentito parlare del Grande Milan come si parla dell’Uruguay del 1930, del Grande Torino o del Bologna che il mondo faceva tremare. Drappi di storia ingiallita che sta iniziando ad odorare di stantio, di antico, di troppo vecchio per essere ancora citato senza che quelli delle nuove generazioni inizino a sbuffare, travolti dalla noia. Oggi i milanisti si indignano per lo 0-3 con l’Udinese, per il crollo verticale, ma si indignano perché per loro conta solo il risultato del campo, gli 11 con la maglia rossonera che scendono in campo, ma non si rendono minimamente conto che il problema è ancora più serio, che il Milan è morto e sepolto, ucciso da questa ignobile proprietà con la compiacenza di giornalisti e tifosi che oltre ad urlare “gol” non sanno andare.

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