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Analisi

“Cardinale devi vendere”. Cardinale non ha nulla da vendere

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Premesso che chiunque continui ad andare allo stadio è un folle, un complice di questa proprietà, un masochista ed un nemico del Milan, che si continui a gridare “Cardinale devi vendere” non è più coro attuale ed è ora che quei “tifosi” si aggiornino. Eh sì, perché parlare ancora di Gerry Cardinale come proprietario del club milanista è come possedere il Nokia 3310 anziché lo smartphone, ovvero qualcosa di palesemente anacronistico. Contestare RedBird e suoi scherani va benissimo, ci mancherebbe, ma occorre fare chiarezza sul potere effettivo del fondo statunitense.

Di chi è il Milan?

Cardinale è di fatto in un limbo: il suo fondo non ha risorse sufficienti per prendersi il Milan, deve restituire il prestito ad Elliott che, a tutti gli effetti, è l’effettivo controllante del club. Cardinale non può vendere nulla se non la sua quota ed anche la speranza di costruire il nuovo stadio è per lui cristallizzata: se il Milan ristruttura San Siro, RedBird è tagliata fuori, se sceglie l’area di San Donato non ha i soldi per costruirlo (altrimenti lo avrebbe già fatto), col risultato che, ad oggi, Cardinale ha il Milan sulla carta ma non sceglie o decide un bel niente.

Area sportiva

E se la scorsa estate la campagna acquisti è stata orchestrata completamente dal lavoro collegiale di RedBird, tanto che Furlani avrebbe scelto Conte come allenatore, ma ha avallato le decisioni di Ibrahimovic che ha tassativamente escluso il tecnico leccese, stavolta anche il mercato sarà a pieno controllo di Elliott che ha mandato Furlani in America a parlare con Cardinale facendo chiarezza sui ruoli: lui, Ibrahimovic e Moncada sono messi in panchina, l’ad sceglierà il nuovo direttore sportivo che, a sua volta, sceglierà l’allenatore. Cardinale non deve vendere ma, per fortuna, ormai conta come coppe quando regna bastoni.

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