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Analisi

Milan: la differenza tra fede e fiducia

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Sappiamo già quel che accadrà fra un paio di mesi: a stagione finita, la maggior parte dei tifosi milanisti riporrà nel cassetto la disastrosa annata passata come se nulla fosse e si getterà alla carica in vista di quella successiva, sperando che il Milan la affronti con ambizioni e risultati diversi. E, se vogliamo, tutto ciò è pure normale perché il tifoso fa il tifoso e non può restarsene ingrugnato per tutta l’estate senza neanche sognare un po’. Di certo, però, questa stagione ha lasciato e lascerà un marchio importante su questa società, una ferita su cui si formerà una cicatrice ben visibile.

Errori

La scorsa estate, il trio Cardinale-Ibrahimovic-Moncada ha sbagliato tutto, scelte, decisioni e parole, non ha saputo costruire la squadra ed ha abbinato al pessimo lavoro dichiarazioni supponenti ed inutilmente pompose. L’amministratore delegato Furlani forse non le ha condivise, di certo le ha avallate con tanto di firma, rendendosi responsabile quasi quanto gli altri. Stavolta no, però, stavolta nessuno può più sbagliare nulla: Cardinale, Ibrahimovic e Moncada sono stati disinnescati, Furlani purtroppo resta al suo posto, ma dovrebbe delegare il lavoro e l’organizzazione al nuovo direttore sportivo.

Progetto

Difficile dire che Milan nascerà, ma certamente si dovrà porre rimedio ai disastri del passato. Un concetto, però, dev’essere ben chiaro a chi gestisce il club: i tifosi sono stanchi, esausti, stufi di chiacchiere e ambizioni fumose, vogliono un progetto chiaro, esposto in maniera concreta e specifica con tanto di obiettivi da centrare entro uno, due, tre o magari cinquant’anni, basta che si sappia ciò che la società vuole e può fare. Perché la fede i tifosi non la perderanno mai, ma la fiducia non sono più disposti a concederla a scatola chiusa. A nessuno. Da qui, signori americani, non si scappa più.
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